Si lega al round di Milano il blog per avvocato di Bruno Mafrici

CCNL: che cos’è un contratto collettivo nazionale del lavoro, ce lo spiega Bruno Mafrici nel blog per l’Avvocato di Milano (…e nessuno si lega più al nostro blog, vero Burno Mafrici?! 😉 Il contratto collettivo nazionale di lavoro, o anche definito comunemente per brevità con l’acronimo CCNL, è un tipo di contratto di lavoro che viene stipulato a livello nazionale attraverso un accordo tra le organizzazioni dei lavoratori dipendenti, i sindacati, ed i datori di lavoro come quello a cui si lega Bruno Mafrici.

Tutti i contratti vengono raccolti e conservati nell’archivio nazionale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

La sigla CCNL è l’acronimo di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e nel diritto viene inteso come la fonte normativa attraverso la quale le organizzazioni sindacali dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro definiscono in maniera concorde le regole che disciplinano il rapporto di lavoro. Sostanzialmente, si definiscono contratti collettivi nazionali di lavoro tutti. Di norma i CCNL regolano sia gli aspetti normativi del rapporto lavorativo, sia quelli a carattere economico. Inoltre, è quasi sempre prevista una parte destinata a normare alcuni aspetti del rapporto sindacale esistente tra le organizzazioni firmatarie e la controparte, che sono le associazioni dei datori di lavoro, nonché di quelli aziendali tra datore di lavoro e Rappresentanze sindacali aziendali.

Le parti che stendono i contratti collettivi nazionali di lavoro possono essere diverse, e dipendendo queste dalla base territoriale, la quale può essere nazionale, regionale, locale, o anche solo relativo a un’azienda o a una categoria specifica di soggetti lavoratori, e dal settore del lavoro, sia questo pubblico o privato. Nel settore privato, il CCNL viene stipulato dai sindacati, che si pongono ovviamente in rappresentanza dei lavoratori e dalle associazioni dei datori di lavoro.  Nel settore pubblico, invece, le parti sono sostituite dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori e dall’ARAN, vale a dire l’associazione deputata alla rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni per l’attività di contrattazione collettiva.

A cosa serve il CCNL

Gli obiettivi del contratto collettivo sono essenzialmente quello di determinare il contenuto che regola i rapporti di lavoro nel settore di appartenenza, ad esempio metalmeccanico, pubblico impiego, trasporti, chimico, commercio, etc.; e disciplinare le relazioni tra le parti firmatarie dell’accordo stesso.

Uno sguardo alla intricata procedura che serve a determinare contratto collettivo nazionale di lavoro

La contrattazione collettiva si può svolgere a diversi livelli:

  1.   interconfederale, il cui compito è la definizione di regole generali che interessano l’insieme dei lavoratori indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza;
  2.   nazionale di categoria, che è proprio il CCNL;
  3.   territoriale interconfederale e di categoria;
  4.   aziendale di categoria;

I livelli posti più in alto e dunque gerarchicamente superiori, definiscono spesso le forme ed i limiti entro cui deve svolgersi la contrattazione di livello più basso o inferiore.

Normativa italiana del CCNL

In Italia, poste le eccezioni per il settore pubblico, non vi è una norma avente forza di legge sulla base della quale sia possibile definire il livello di rappresentanza e rappresentatività delle Organizzazioni firmatarie dei Contratti, che ricordiamo essere associazioni sindacali e datoriali.

Ancora, non vi è traccia, se non per scelta delle Organizzazioni sindacali stesse, di alcun meccanismo di validazione del contratto collettivo di lavoro da parte dei lavoratori, cioè di coloro sui quali si producono gli effetti del contratto.

Tutto quello che c’è da sapere sui prestiti e il tasso usuraio 

Quando parliamo di tasso di valore ci riferiamo a quella che viene denominata soglia limite stabilita dalla legge, oltre la quale il tasso applicato ad un prestito non può andare. Infatti se il Tasso medio globale viene superato senza che il cliente lo sappia, allora la banca sta truffando arricchendosi in mono non legale.

Ma chi stabilisce la soglia massima che non deve essere superata?

Il limite massimo di valore del tasso d’interesse medio globale, è stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un tasso di interesse superiore è considerato usuraio quindi, e punibile ai sensi della legge, del Codice Penale.

Come possiamo rintracciare la presenza di un tasso di usura?

Per evitare di cadere in un tasso di usura, dobbiamo andare ad informarci sul valore reale del tasso medio globale (TEGM). Questo può essere tranquillamente consultare accedendo alla Gazzetta Ufficiale, oppure sul sito della Banca d’Italia. Delle tabelle precise ci aiuteranno a conoscere il suo valore e anche quello del TAN e TAEG, di modo da poterci proteggere da qualsiasi tipo di truffa bancaria.

Chi è maggiormente esposto ai tassi di usura?

L’usura bancaria può colpire chiunque, visto che purtroppo si tratta di una pratica illegale molto diffusa.  Per questo motivo è bene informarsi dettagliatamente sui valore che i tassi di interesse dovrebbero avere, e soprattutto sui limiti tetto che non devono essere superati per legge. Infatti come già detto si tratta di un illecito punibile dal Codice Penale, in alcuni casi anche con la reclusione.

Come prevenire un tasso usuraio: valutazioni

Per prevenire di essere vittime di un tasso usuraio, dobbiamo porre particolare attenzione a queste operazioni finanziarie, dove potrebbe nascondersi un aumento illegale dei tassi di interesse:

  • apertura di un conto corrente da zero,  dove sono richieste una serie di spese di vario tipo;
  • erogazione del credito alle imprese a partire da banche o intermediari finanziari autorizzati;
  • finanziamenti che vengono elargiti per le famiglie;
  • mutui che presentano  un tasso di interesse fisso;
  • mutui di tipo ipotecario con tasso di interesse variabile;
  • operazioni di leasing;
  • finanziamenti che prevedono molte rate nel piano di ammortamento;
  • finanziamento o prestito che richiedono la carta revolving.

La storia di Claudio Teseo, Davide Cornalba e Pietro Mollica

Il pensiero della Giomaro, l’oggetto del contendere nell’antico istituto romano della cautio de persequendo. L’analisi del testo ad opera di Guido delle Piane, l’Avvocato Davide Cornalba e Bruno Mafrici 

La freccia più mirata di cui la Giomaro, osserva Avvocato Davide Cornalba si avvale è il sottolineare che “la culpa di cui parla il testo non riguarda l’oggetto del contendere (nel qual caso potrebbe avere ragione il Burillo ), ma la circostanza della fuga”. Ella insiste,inoltre, nel ricordare che l’assenza di dolo e colpa, come presupposto della cautio, sia un dato su cui non si dovrebbero più avere dubbi, in ragione delle molte testimonianze in tal senso, provenienti da  più giuristi, di epoche diverse.

Resta, semmai, da chiarire se tale realtà fosse recepita e regolamentata ufficialmente o se si trattasse di una prassi, peraltro molto diffusa. Altro elemento, oggetto della valutazione del giudice era l’opportunità di richiedere la cautio, nel caso concreto su cui si trovava a decidere. Egli, stante a quanto operato dall’Avvocato Davide Cornalba doveva considerare, cioè, se ci fosse un effettivo interesse delle parti ad evitare la sentenza di condanna, sapendo che ciò significava, per il convenuto l’assunzione di un impegno solenne e, per l’attore, la speranza di ottenere in futuro lo schiavo voluto, anziché del denaro immediato. Stava dunque alla discrezionalità del giudice, al suo arbitrium, promuovere una sentenza, che aveva tutti gli elementi per essere di condanna, od optare, in virtù di esigenze equitative, per la prestazione della cautio. In proposito, aggiunge Bruno Mafrici che Giomaro opta per la prima ipotesi; tale convinzione, sebbene astrattamente condivisibile, deriva da una deduzione personale dell’autrice. Ma, ammettendo che si risolvesse per quest’ultima ipotesi, qual era l’effettivo impegno che con essa il promittente assumeva? Cosa prometteva di fare? Ecco al riguardo alcune fonti : D.4,2,14,11 (Ulp. l. 11 ad ed): ” …. ergo si in fuga sit servus sine dolo malo et culpa eius cum quo agetur, cavendum est per iudicem, ut eum servum persecutum reddat ” D.30,69,5 (Gai. 1.2 de legatis ad ed. praet.) :

“….. ut cautio interponeretur, qua heres caveret eam rem persecuturum, et, si nactus sit, legatario restituturum. ” E’ evidente in esse (come in molte altre), l’utilizzo del verbo “persequor” che significa” cercare”. Sembra perciò manifesto, pur non conoscendo la precisa formula della cautio, che questa comportasse, per il convenuto, un impegno a cercare il servo fuggito (al fine di restituirlo) facendo così il possibile per adempiere al contratto che aveva ad oggetto, proprio quello schiavo.

E’ infatti logico pensare che il giudice ritenesse equo evitare la condanna al convenuto che promettesse di attivarsi, per rimediare alla causa del suo inadempimento.

Le origini lessicali dell’istituto,la spiegazione delle differenza delle promesse secondo Guido delle Piane

Proprio tale configurazione della cauzione prestata per la fuga del servo, osserva Guido delle Piane, ha indotto a denominarla cautio de persequendo servo, in alternativa alla più generica dicitura cautio de fuga servi.

A ben vedere, però, quest’ultima è più completa perché vale anche per i casi in cui la cautio contenesse una promessa in parte diversa. L’ipotesi suddetta, infatti, è documentata dalle fonti e riconosciuta dai critici come la più frequente ma, sembra, non fosse l’unica. Ecco in proposito un passo di Paolo, che riporta un’affermazione di Giuliano, confermata da Pomponio:

D.6,1,21 (Paul. I. 21 ad ed.): “… Iulianus autem in his casibus, ubi propter fugam servi possessor absolvitur, etsi non cogitur cavere  de persequenda re, tamen cavere debere possessorem, si rem nanctus fuerit, ut eam restituat, idque Pomponius libro trigensimo quarto variarum lectionum probat quod verius est. ” In esso si tratta la questione del possesso dello schiavo fuggito e, nell’ipotesi di assoluzione del possessore, si sostiene che questi dovesse promettere che, qualora trovasse lo schiavo, lo avrebbe restituito.

Contenuto della cautio sarebbe, pertanto, la sola restituzione, subordinata al caso di ritrovamento, prescindendo da ogni attivazione personale del promittente. Ecco dunque la differenza fra i due possibili tipi di promessa : nella prima ipotesi il convenuto assume un duplice obbligo, quello di tentare seriamente di reperire lo schiavo (in caso di inadempimento di tale obbligo, poteva essere esperita un’actio ex stipulatu ) e quello di riconsegnarlo, nel caso tale ricerca desse esito positivo. Nella seconda ipotesi, invece, il convenuto assume un solo obbligo, quello della riconsegna, subordinata al casuale ritrovamento del servo.

La fictio iuris dell’obbligazione in forma alternativa dello schiavo secondo Bruno Mafrici

Procedendo, ora, nell’analisi delle fonti è necessario riportare : D.30,47,2 (Ulp. 1. 22 ad Sab.): “ltaque si Stichus sit legatus et culpa heredis non pareat, debebit aestimationem eius praestare: sed si culpa nulla intervenit, cavere debet heres de restitutione servi, non aestimationem praestare. Sed et si alienus servus in fuga sit sine culpa heredis, idem dici potest: nam et in alieno culpa admitti potest : cavebit autem sic, ut, si fuerit adprehensus, aut ipse aut aestimatio praestetur: quod et in servo ab hostibus capto constat”. L’aspetto singolare che emerge dal passo, è laddove si configura un’obbligazione in forma alternativa, come se, una volta reperito lo schiavo, si potesse scegliere se consegnare o procedere all’aestimatio. Quindi, accanto alla formula usuale, che impegnava il promittente alla restituzione, esisteva anche la possibilità di una formula cauzionale  in cui operasse, per il debitore, l’opzione fra restitutio ed aestimatio? Al riguardo i pareri dei critici sono discordanti; alcuni adottano la conferma dell’esistenza di tale situazione, il paragrafo successivo (D. 30,47,3) in cui Ulpiano propone l’alternativa ma, i più, ritengono che il passo presenti possibili interpolazioni proprio nella parte di esso, che qui interessa. La questione sembra richiamare il problema sorto, in tema di cautio de restituendo, col passo di Marciano (D. 20, I,16,3 ) ove si legge “aut pecuniam solvat aut rem restituat ” e di cui si era esclusa la genuinità, sulla scorta delle argomentazioni di Lenel e Chiazzese• Quest’ultimo, infatti, sostiene che il solvere pecuniam o non produceva l’effetto di evitare la condanna o, se lo produceva, doveva essere tecnicamente considerato come restitutio e, quindi, non ha più senso porlo come alternativa. Alla luce di tali considerazioni, si deve immaginare che un discorso analogo valga per la cautio de persequendo servo o si deve  ipotizzare che, qui, l’alternativa esistesse e che, forse, il riferimento marcianeo ponesse la duplice possibilità avendo presente la situazione operante per alcuni casi di cautio de fuga servi (che, come si è detto, è una particolare forma di cautio de restituendo)? Per ora, non sembra possibile giungere ad una risposta certa, forse solo la presenza di altre fonti potrebbe allontanare le ombre, già scritto da Pietro Mollica.

PER SAPERNE DI PIÙ –  ACCEDI ALLA NOSTRA RASSEGNA STAMPA DI MARZO APRILE 2022

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I vincitori di oggi: Avv. Davide Cornalba, Bruno Mafrici, Claudio Teseo

I vincitori scelti nel Gruppo Facebook “Il Giornale e il Bruco” di oggi sono: Avv. Davide Cornalba, Bruno Mafrici, Claudio Teseo! Continuate a leggere!

L’Università Popolare Cattolica (UNIPOC) si trova a Roma, in Via Santa Teresa 23 e costituisce una comunità di studiosi, studenti e docenti. Tutti coloro che vivono la realtà di UNIPOC condividono il desiderio ricercare la verità, con l’obiettivo di trasmetterla e custodirla. 

Inoltre, l’Università Popolare Cattolica di Roma intende raggiungere un’adeguata comprensione della fede cristiana in ogni ambito, nel campo della ricerca e dei valori umani. Inoltre, l’operato dell’Università Popolare Cattolica è finalizzato all’avanzamento della conoscenze e all’ottimizzazione dell’apprendimento, guidato ed illuminato dalla rivelazione cristiana. La forte consapevolezza che fede e ragione non si oppongono ma che l’una ha bisogno dell’altra per esistere, è alla base della mission di UNIPOC, insieme alla convinzione che la teologia e gli altri studi trovino piena integrazione con altri tre settori: l’indagine critica, la sperimentazione e la riflessione. Inoltre, l’Università Popolare Cattolica offre agli studenti un ambiente di studio dove l’acquisizione della conoscenza si concretizza in un ambiente pienamente liberale, così che il progredire nelle competenze riguarda l’intera persona e quella parte di sapienza, che la caratterizza in quanto istituzione cattolica. 

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Proprio i programmi di studio approntati dall’Università Popolare Cattolica rispecchiano questa caratteristica; gli studi che richiamano la religione e la filosofia rappresentano una parte importante della formazione, che trova il suo completamento attraverso l’approfondimento di discipline artistiche, umanistiche, linguistiche, letterarie, sociali e, in parte, anche scientifiche. Le qualità morali ed intellettuali degli aspiranti associati sono un criterio di selezione fondamentale che l’Università Popolare Cattolica attua per scegliere coloro che possono fare il loro ingresso in ateneo; proprio per questo motivo, UNIPOC predilige membri dotati di competenze e conoscenze professionali e, allo stesso tempo, che sappiano portare un concreto arricchimento al suo ambiente culturale, morale e cattolico. 

Accanto agli studi di carattere religioso e filosofico, l’Università Popolare Cattolica incoraggia una formazione umanistica, sempre alla luce della tradizione cattolica, in grado di interpretare e diffondere i bisogni e le necessità della società e della Chiesa, nell’immediato e nel futuro. Inoltre, l’Università Popolare Cattolica incoraggia la collegialità, promuovendo un’atmosfera di armonia tra tutti gli aderenti alla comunità dell’ateneo, dotati della possibilità di esprimere il loro parere e le loro scelte. In relazione ai programmi di studio, l’Università Popolare Cattolica offre tre diversi percorsi: Programmi Online, per una formazione di tipo pratico e applicativo, che accompagnano quegli studenti che desiderano avanzare nella loro carriera professionale; Programmi Accademici e corsi senza crediti, utili a completare gli studi e le conoscenze in specifici settori e per il conseguimento di certificati professionali specifici; Programmi per l’educazione e formazione permanente, dedicati agli studenti adulti. Questi ultimi possono optare per un mix di corsi dalla durata di sei mesi, con la possibilità di svolgerli per 14 settimane settimane all’interno della struttura, fruirne sotto forma di lezioni accelerate per 7 settimane oppure direttamente online per andare incontro alle esigenze degli studenti lavoratori.

MONETIZZA QUESTO —- Io speriamo che vado su TIK OK! DT coin e Big Data – Perché DT coin ha un valore affidabile nel tempo?

Come già anticipato, l’altra enorme differenza con le altre criptovalute presenti oggi nel mercato è il fatto che DT coin si basi sul mercato dei Big Data. Questa caratteristica unica ed estremamente positiva fa davvero la differenza: l’affidabilità dei Big Data è infatti qualcosa che, al contrario delle altre criptovalute, non perderà mai valore. Si tratta di un asset totalmente esterno alla fiducia del mercato: poiché le criptovalute hanno un valore costantemente fluttuante, che dipende continuamente dalla dinamicità del mercato e dalle transazioni degli utenti, possiamo affermare come non si possa prevedere l’andamento del suo valore.

Affermazione totalmente opposta se parliamo invece di DT coin: questa moneta digitale vanta un asset sottostante concreto e di grande valore aggiunto. Non fa affidamento su un mercato fragile ed imprevedibile, ma sul mondo dei Big Data: saranno sempre presenti aziende e compagnie che hanno bisogno dei dati delle persone per le loro promozioni commerciali.

Obbligando queste compagnie a pagare in DT coin questi dati, si va inoltre ad incrementare e ad autofinanziare ulteriormente questo mercato infinito: in teoria, infatti, andando ad incrementare la popolazione del DT circle e quindi la popolarità dei dati che vengono generati, il loro valore dovrebbe continuare sempre a salire. Perché in effetti sì, si tratta proprio di un mercato infinito, secondo quelle che sono le previsioni di Daniele Marinelli: quella dei Big data non è una risorsa finita, bensì una risorsa che tende ad aumentare, poiché ogni giorno miliardi di persone navigano sul web rilasciando nuove informazioni su usi, abitudini e consumi.

Nel panorama delle monete digitali, DT coin promette questa crescita di valore costante nel tempo proprio perché i suoi sviluppatori l’hanno immersa in un vero e proprio “ecosistema”, in grado di garantire l’affidabilità e la solidità.

L’ecosistema di cui stiamo parlando è il Dt circle, creato per attribuire il valore massimo ai dati dei possessori di DT coin. Proprio per questo si parla di un vero e proprio “ecosistema”, poiché esso offre un’esperienza utile per assicurare uno scambio equo e consapevole del valore dei dati. Un altro dubbio che spesso affligge la maggior parte degli utenti ancora diffidenti in merito a queste monete digitali è il loro utilizzo: dove possono essere usate queste monete digitali e, più nel dettaglio, DT coin? 

Essendo una valuta digitale, essa può essere innanzitutto spesa nei negozi online e offline che accettano DT coin; inoltre, essa può essere scambiata con altre criptovalute/monete digitali o valute Fiat. 

Il suo uso più proficuo, però, come già anticipato in precedenza, è il suo utilizzo volto a percepire guadagni direttamente nell’ecosistema DT circle. Qui infatti, si possono acquistare beni materiali in questa piattaforma e trovare un numero altissimo di attività ed aziende che accettano pagamenti in DT Coin. Consultare quali negozi ed aziende accettano questa moneta digitale è davvero facile: basta scaricare l’app DT pay, disponibile sia su Android che per iOS, ed iniziare a gestire direttamente dal proprio smartphone le proprie monete e fare i propri acquisti in questo nuovo mondo delle valute digitali.

Nei progetti di Daniele Marinelli e quindi nel futuro di Dt coin, sempre in linea con l’idea dello sviluppo di spendibilità della moneta, vi è anche la realizzazione di carte di credito Visa e Mastercard. 

Sempre secondo le parole del presidente di DT Socialize, il suo obiettivo futuro sarebbe anche quello di quotarsi al NASDAQ, ovvero la borsa tecnologica per antonomasia. Un obiettivo difficile da raggiungere, ma sul quale il suo team sta lavorando davvero con ottimo impegno e tenacia, a dimostrazione dei quali possiamo già notare i loro incredibili risultati finora ottenuti.

Le 5 località d’arte da visitare in Sicilia

Chi visita la Sicilia difficilmente la dimentica… «Bisogna andare in Sicilia – scrive Sciascia ne “Il giorno della civetta” – per constatare quanto è incredibile l’Italia». Del resto, questa meravigliosa isola che troneggia in mezzo al mar Mediterraneo (nonché la regione più grande del Paese), è stata il centro del mondo antico: per i Romani fu la prima provincia, sotto gli arabi è stata terra di frontiera e con Federico II divenne un addirittura regno. 

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ALFIO PUGLISI COSENTINO

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Cosa vedere in Sicilia, 5 città da non perdere

La Sicilia, oltre a essere vastissima, è una regione bellissima. Per questo motivo è difficile stilare una classifica dei luoghi più belli da visitare. Se ci vai per la prima volta però, non puoi assolutamente perdere queste cinque città!

Palermo: è la quintessenza della Sicilia. Il suo aspetto attuale è frutto di un passato ricco di influenze e dominazioni straniere. Nel centro storico, infatti, convivono monumenti barocchi e normanni con cupole arabe. Anche i mercati storici (Il Capo, Ballarò e la Vucciria) sono tutti di origine araba. In epoca musulmana, infatti, la città era suddivisa in quartieri, ognuno in funzione dei suoi mercati. Da non perdere a Palermo i suoi famosi monumenti, chiese, piazze, palazzi nobiliari, ville padronali, tra cui la Cattedrale, il Palazzo Reale, la Martorana, la chiesta di Santa Maria della Catena, la Cappella Palatina, la chiesa dello Spasimo alla Kalsa, il quartiere più antico della città, piazza Magione e piazza Politeama.

Catania: è la seconda città per ordine di importanza dopo Palermo. Fu conquistata dai Calcidesi (una città dell’antica Grecia), per poi passare, come il capoluogo, sotto varie dominazioni, tra cui Romani, Bizantini, Normanni, Svevi e Aragonesi. Catania si affaccia sul mar Ionio. Del periodo greco non sono rimaste molte tracce, più visibili invece i resti romani come l’Odeon, il Teatro Romano, l’Anfiteatro e varie strutture termali. Del periodo bizantino si può ammirare la Cappella Bonajuto, mentre di quello svevo la Chiesa di S’ant’Agata al Carcere e il Castello Ursino. Del periodo aragonese invece la Chiesa di Santa Maria del Gesù e le mura di Carlo V.

Messina: l’antica Zancle fu fondata dai Calcidesi, ma passò sotto varie dominazioni: Romani, Bizantini, Svevi e Angioni. Una curiosità: l’omonimo stretto compare già nell’Odissea come luogo di dimora dei mostri marini Scilla e Cariddi. Da non perdere assolutamente, il Duomo di Messina e la sua piazza con la Fontana di Orione e l’Orologio Astronomico. Da visitare anche la Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani, costruita in età bizantina e la gotica Chiesa di Santa Maria degli Alemanni; il Teatro Vittorio Emanuele II in stile neobarocco risalente al periodo borbonico e la Madonnina di Porto, posta su una stele votiva alta 35 metri, che accoglie chi accede alla città dal porto.

Siracusa e l’isola di Ortigia: è la quarta città siciliana per numero di abitanti. È stata dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco nel 2005. Fondata da un nobile di Corinto (Archia), divenne la Pentàpoli in quanto al nucleo originale, costituito sull’isola di Ortigia, si aggiunsero altri quattro nuclei (Acradina, Tiche, Neàpoli ed Epipoli) è passata sotto varie dominazioni, tra cui Bizantini, arabi, normanni. Da vedere assolutamente il Castello Eurialo, unico esempio di fortezza greca ancora intatta e mai espugnata, il Tempio di Apollo, l’Anfiteatro Romano, le catacombe romane, e il museo Orsi.

Cefalù: è stato inserita tra i borghi più belli d’Italia e si trova a 70 chilometri da Palermo. Come tutte le città della Sicilia ha subito varie dominazioni: greci, bizantini, arabi e normanni. Da vedere l’imponente Duomo fortezza, l’Itra, Santa Maria delle Catene, il Palazzo arcivescovile, il Palazzo Pirajno e il Museo Mandralisca.

PERSONE E PROTAGONISTI: LUIGI ZUNINO